Emozioni

Riconoscerle, gestirle, sfruttarle

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2009
25
Feb

Non vergognarti di provare vergogna

di Eugenio Guarino



Ti è mai capitato di andare ad una festa vestita di tutto punto, entri in sala e ti accorgi che tutti indossano jeans e maglietta?

Ti è mai capitato di accorgerti solo dopo qualche minuto che uscendo dalla piscina il costume non è più al posto giusto e lascia in parte scoperto ciò che non vorresti mostrare?

Ti è mai capitato di trovarti a discutere delle vacanze, tutti raccontano i loro super lussuosi soggiorni, arriva il tuo turno  …ma tu quest’anno sei rimasta in città?

Sono tre esempi di situazioni che potrebbero suscitare vergogna.

Ti cosa avresti fatto se ti fossi trovata in una di queste situazioni? Avresti provato vergogna? Se sì, avresti confessato la tua sensazione o avresti fatto finta di niente?

 

Vergogna, cos’è?

Vergognarsi significa provare una sensazione di inferiorità e umiliazione.

La vergogna è stata definita “l’emozione dell’inferiorità” (Kaufman Gershen in “The psychology of shame“).

La parola deriva dal latino verecundia, che significa timore di fare qualcosa di riprovevole, di non essere rispettoso verso gli altri.

Il corrispettivo inglese, shame, si ricollega alla radice indoeuropea kam, che significa nascondere, coprire.

Così come per l’invidia, la vergogna è un sentimento spesso nascosto agli altri, sottaciuto.

Anche se uno dei metodi più efficaci per liberarsene è quello di parlarne.

 

Da cosa ha origine la vergogna?

Dal sentirti “non conforme”

Ti vergogni quando quello che dici, fai, pensi, il tuo modo di vestirti, di mostrarti agli altri, ti fa sentire diversa, inferiore agli altri.

Insomma, non ti senti parte del gruppo in cui sei inserita.

Il sentimento di vergogna prende una forza esplosiva quando tu tenti di conformarti agli altri ma, improvvisamente vieni colta in flagrante.

La vergogna  ti infiamma quando si scoprono quelle “trasgressioni” che ti pongono fuori dal gruppo, che ti rendono “non conforme” al gruppo.

Dal sentirti “sconveniente”

E’ la vergogna di carattere sessuale. Quella che si sprigiona quando ti senti “nudo”, non all’altezza, riprovevole.

Dal sentirti “socialmente inferiore”

La vergogna può nascere dal senso di inferiorità. Ecco alcuni esempi:

  • avere origini umili
  • non aver potuto studiare
  • essere disoccupati o svolgere un’attività umile

Queste sono naturalmente situazioni che potenzialmente provocano vergogna e la provocano con maggiore probabilità quando gli altri si trovano in una situazione di presunta superiorità (quando se fra persone “nate benestanti”, super laureate e “dottorate”, che ricoprono posizioni sociali elevate.

 

Vergogna e identità

Le diverse cause che innestano il sentimento di vergogna non sono ben distinte.

Si sovrappongono e si diversificano solo per alcune sfumature:

  • l’ambito (sociale, sentimentale, professionale) in cui si manifesta la vergogna
  • la direzione della diversità (sentirsi inferiori, diversi, “fuori” rispetto alla regola, alla “normalità”)

In generale la vergogna è legata a un sentimento di inferiorità o inadeguatezza legato a

  • l’aspetto
  • il comportamento
  • lo status.

Quado si manifesta la tua inferiorità in uno di questi tre ambiti ciò che viene direttamente intaccata è la tua identità.

Oggi più che mai la tua identità viene associata a questi tre indicatori. E’ quindi piuttosto probabile che tu ti senta inferiore e inadeguato e che si sviluppi il sentimento di vergogna.

 

Tu hai potere

Il punto importante da comprendere per gestire la vergogna è che sei tu a dargli potere.

In buona parte tu ne sei responsabile.

La percezione di tale inferiorità o inadeguatezza è anche tua, e non solo, non necessariamente, del gruppo.

Se tu non condividessi, almeno in parte, il giudizio di inferiorità e inadeguatezza non si potrebbe parlare di vergogna bensì di imbarazzo.

Ecco una tabella che mostra la differenza fra vergogna e imbarazzo:

 

Vergogna

Imbarazzo

Intensità Più intensa Meno intenso
Durata Duratura Passeggero
Direzione Diretta verso la propria identità (visione negativa di sé) Diretto verso il proprio comportamento (visione negativa di un comportamento specifico)
Espressione Sguardo basso, espressione seria, rimanere senza parole Sguardo laterale sfuggente, riso nervoso, cercare di giustificarsi
Reazione Fuga effettiva o desiderata Riscatto, riparazione
Tabella rielaborata da “La forza delle emozioni” C. André – F. Lelord

Questa una buona notizia perché se tu sei, almeno in parte, responsabile della tua vergogna, tu hai potere su di essa. Basta modificare il tuo atteggiamento verso quello che ti fa giudicare te stesso inferiore e inadeguato.

Come si fa? Se leggi fino in fondo lo saprai!

D’altronde non è forse vero che ciò che provoca vergogna a te è del tutto indifferente per qualcun altro?

La vergogna è un’emozione fondamentale

La vergogna è un emozione fondamentale e come tale è caratterizzata da un’espressione universale.

La vergogna è un’emozione che accomuna l’umanità a tutte le latitudini.

Fu Darwin (L’espressione delle emozioni) a scoprire che il rossore dovuto alla dilatazione dei capillari del viso, causato dalla vergogna, è ravvisabile in tutte le popolazioni del globo.

Quali sono gli altri atteggiamenti assunti da chi prova vergona?

Prova a pensare a qualcuno che si sta vergognando. Come te lo immagini?

  • Sguardo abbassato,
  • Testa inclinata in avanti
  • Rosso in viso
  • Intento a coprirsi (shame –> Kam –> nascondere, coprire)

Hai presente il bimbo che ha combinato un guaio e si nasconde sotto il letto? E il giocatore di calcio che sbaglia un rigore e si copre il viso?

Quindi occhio! Per quanto tu desideri nascondere la tua vergogna questi atteggiamenti la smaschereranno facilmente.

Aspetti positivi della vergogna

Come ogni emozione, esistono un aspetti funzionali della vergogna. Ed è su questi che dovrai fare leva per sfruttarla a tuo vantaggio.

La vergogna

  • rende gli altri più indulgenti nei tuoi confronti
  • rende te più simpatico in quanto ti mostra più vulnerabile
  • ti fa percepire come soggetto debole il che rende gli altri più disponibili nei tuoi confronti
  • produce empatia
  • aiuta te stesso a comportarti bene per evitarla (cosa accadrebbe se se non ti vergognassimo di niente? Meglio non pensarci vero?)
  • protegge il tuo ego e la tua identità (così come il dolore protegge il tuo fisico)

Insomma, per evitare gli effetti negativi della vergogna sei indotto a evitare i comportamenti e gli atteggiamenti che la provocano.

D’altra parte se sei eccessivamente incline alla vergogna verrai considerato inoffensivo, e quindi sarai più facilmente attaccato, sarai ritenuto eccessivamente vulnerabile e quindi anche meno seducente e degno di fiducia.

Per questo è importante sapere gestire la vergogna.

Gestire la vergogna

Regola numero uno: parlane

La vergogna è un sentimento nascosto. Ma più la tieni per te, meno la confidi, meno la confidi e più si rinsalda.

La vergogna non espressa si autoalimenta.

Rimuginare sull’evento fa aumentare la vergogna. La vergogna intensa ci fa sfuggire dal comportamento riparativo e ciò ci fa provare una vergogna ancora più intensa.

 

Regola numero due: trasformala in imbarazzo

Dirigila verso il tuo comportamento. Tu non c’entri, la tua identità non è in discussione.

E’ il comportamento da modificare, quindi…

 

Regola numero tre: agisci

Anziché fuggire e rimuginare agisci, ripara quel che c’è da riparare, scusati se c’è da scusarsi, riscattati.

 

Regola numero quattro: modifica le tue convinzioni

Rifletti sulle convinzioni che generano la vergogna.

Per modificare le tue convinzioni rifletti ponendoti le seguenti domande:

  • E’ davvero importante, per gli altri, che io mi conformi a loro? Importa a loro? Importa veramente a me?  
  • E’ vero che se mi non mi conformo al gruppo verrò rifiutato?
  • Al contrario, il fatto di non omologarmi, potrebbe rafforzare il mio ruolo e la mia identità nel gruppo?
  • E’ proprio vero che non sono all’altezza delle norme del gruppo?
  • Vale la pena far parte del gruppo?
  • E’ così grave non essere all’altezza?
  • E’ davvero un segno di inferiorità?
  • E’ possibile che anche gli altri provino la stessa sensazione?

 

L’importante è non fare la fine dell’uomo ricordato dall’umorista e scrittore Marcello Marchesi:

“Affogò perché si vergognava a gridare aiuto”

 

Vergogna e Gelosia Vergogna e Gelosia
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Dimmi di più…

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6 Commenti a “Non vergognarti di provare vergogna”

    Antonella scrive:

    Grazie per questo articolo, sto scrivendo la tesi sulla gestione delle emozioni per prevenire il disagio, specialmente in adolescenza, e questo articolo mi è servito per analizzare la vergogna, capire che fa parte di noi, che non bisognaa reprimerla come un emozione negativa da eliminare, ma saperla gestire per aiutarci a vivere meglio! GRAZIE..


    Sara scrive:

    E’ proprio il mio articolo! Anch’io a volte provo questo tipo di emozione e divento rossa in viso, anzi viola…
    Vorrei proprio cercare di migliorare perchè mi vergogno di questa cosa che mi succede e di conseguenza divento ancora più rossa! E’ un incubo! Grazie a questo articolo ho capito meglio cosa succede e perchè succede.
    Spero di migliorare con questa consapevolezza in più.
    Grazie.


    mirella scrive:

    grazie, non ho mai pensato in questo modo ai difetti,questo mi aiuta ad aumentare la mia autostima e potrò aiutare anche le mie figlie adolescenti. E’ meraviglioso:anche questo dimostra che ogni cosa ha il suo lato postivo, basta cercarlo!
    Grazie


    paola scrive:

    beh io ho vergognia ad esempio se un raga mi invita ad uscire io ho tanta vergognia kosa posso fare uuuuuuuuuu


    Deborah scrive:

    a me capita molto spesso di arrossire e quando ciò accade la mia attenzione si concentra lì e di conseguenza il rossore aumenta e aumenta la vergogna mamma mia che sofferenza; la mia domanda è si guarisce da questa “malattia”, forse solo riusciendo ad essere se stessi? il mio rossore si manifesta soprattutto quando ho paura di deludere le aspettative degli altri utti si aspettano comprensione e buon senso e io li accontento,quando invece li manderei a quel paese , non accetto l’ipocrisia


    roberta scrive:

    Anch’io quanto in fatto di relazionarmi, tendo a chiudermi a riccio, non è tanto il rossore, quanto il chiudermi, non riuscire a parlare, non sentirmi alla loro altezza, sia sul lato culturale, che ironico della situazione. Però è vero che col nostro atteggiamento peggioriamo la situazione, perchè i primi che si mettono in discussione, siamo noi. Grazie un abbraccio


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